Le classi cambiano, noi insegnanti con loro, eppure ci sono bellezze che ho la fortuna di poter cogliere sempre: in primis, il pranzo finale con i piatti e i cibi tipici.
Che tu sia nato in Italia o in un Paese lontano poco importa, perché ciò che conta davvero è preparare quella ricetta della nonna, il piatto delle feste o il cibo tipico che mangiavi da bambino… e così la tavola è pronta! Scelgo di proporre alle classi prime un percorso interculturale che fa il giro del mondo, al termine del quale diventiamo i commensali di un banchetto fatto con tavoli e sedie improvvisati, piatti, bicchieri e posate in plastica, eppure è il pranzo più bello che ci sia.
Tutto questo perché credo fermamente nella bellezza del condividere e nel loro coraggio di raccontarsi con orgoglio quando chiedo di descrivere il piatto prima di assaggiarlo e di ringraziare mamme, papà e nonni che hanno aiutato nella preparazione.
Inoltre, davanti alla tavola imbandita vedo cadere ogni pregiudizio: gli atteggiamenti di timore, diffidenza e timidezza vengono superati in un attimo e vedo intorno a me soltanto giovani menti brillanti, persone belle e serene, ricche di tradizioni, sapori e colori.
È così che un’aula a nord di Milano, in un giorno qualunque, diventa improvvisamente il cuore pulsante del mondo. Quanta bellezza!
Grazie ragazzi.
Silvia DV