La guerra non potrà avere futuro perché non cambierà mai.
Allora avrei pensato di finire il professionale.
Sarei diventato uno chef eccezionale.
Sarei rimasto a giocare con i miei amici alla consolle.
La mia vita comunque sarebbe rimasta la stessa.
Un giovane cuoco con accanto i suoi amati fratelli, io, famoso, in una famiglia normale e felice.
Allora non sapevo che al posto di impugnare una spatola, avrei impugnato un’arma.
La guerra incominciò per colpa di due bambini capricciosi, due mocciosi con la maschera di uomini potenti che non riuscirono a sopportarsi.
E così, come se fosse un gioco, provocarono l’inizio di una guerra, senza pensare alle persone che avrebbero partecipato a quella maledetta guerra.
Alla fine pensarono solo a loro stessi, senza importargli neanche un po’ delle conseguenze che un conflitto avrebbe provocato.
Mamma, adesso ti scrivo.
Già lo avrai saputo. Non è per nessuno una novità: il fronte orientale è orribile.
Anni fa questi luoghi erano caldi. Ora la sabbia mi entra dappertutto, ma il deserto è cambiato: stessa sabbia che prude negli occhi, ma adesso, anche di giorno, il clima è freddissimo.
Ho visto di tutto in questo inferno, persone mutilate, persone agonizzanti, ho pure ucciso 45 uomini russi.
Non lo avrei mai pensato che il mio futuro mi avrebbe dato una guerra e che sarei stato trasformato in un assassino.
La guerra trasforma chiunque in un mostro. Non importa da che parte stai, sei pur sempre un assassino.
Non so neanche se io sono sempre io.
Io non volevo questo ai tempi della scuola, ma, senza volerlo, sono diventato uno di loro. Un assassino.
Mamma, ogni volta che cerco di dormire, sento le voci, le voci di quelli che ho ucciso. Le loro anime, non smettono di tormentarmi. Ogni volta che sono vicino alla morte, sento le voci di chi ho ucciso.
Mi urlano nelle orecchie e sono lì, come se stessero aspettando la mia morte per vendicarsi.
A loro ho tolto la possibilità di rivedere la loro famiglia, di realizzare i loro sogni, i sogni che tutti gli esseri umani dovrebbero avere.
E io mi sento male per avergli tolto quel diritto che tutti gli umani hanno: avverare le loro speranze.
Ora, mamma, sento il silenzio… e poi una voce lontana….
Mi manchi così tanto che mi sembra di sentire la tua voce!
“Jeremias!! Svegliati che farai tardi!” ti sento esclamare.
Ma allora sei proprio tu, mamma!
E alla fine, tutto questo, non era altro che un incubo, un maledetto incubo!
di Rivera Gutierrez Jeremias Juan Pek, 1C